CAMPIONATI ESTERI

Clicca per ingrandireCaro Marco, ieri sera siamo andati a vedere la partita di pallone.
Era in un campo in quasi erba, con le zone verdi e quelle marroni che godevano di pari dignità e c’era la gente intorno e perfino un arbitro che poteva essere cornuto per quanto assomigliava ai nostri. Insomma una partita del calendario ufficiale di non so quale campionato locale, in cui la squadra in maglia verde affrontava quella in maglia bianca, ma non si capiva quale fosse quella di casa, per quanto l’incoraggiamento del pubblico si fondesse col perculamento.
Clicca per ingrandire Il gioco ha ristagnato a centrocampo fino al ventesimo del primo tempo, mostrando tentativi di attacchi a percussione, echi di tiri al fulmicotone, esperimenti di manovre in un fazzoletto. E azioni convulse. Soprattutto, azioni convulse. Tanto che il pubblico, fino ad allora diviso tra incoraggiamento e perculamento, cominciava a trascurare visibilmente il primo a favore del secondo.
Poi, al ventesimo, è successa una cosa che ha sveltito la manovra come neanche la scesa in campo di Maradona avrebbe potuto. Una cosa che da noi avrebbe comportato la squalifica del campo perpetua e la retrocessione della squadra di casa al campionato rionale.
Clicca per ingrandireUn auto, sbucata chissà da dove, sicuramente da un telefilm degli anni settanta, entra in campo e comincia ad inseguire i giocatori come loro avevano fatto con la palla fino a un attimo prima.
Converrai che a quel punto, in Italia, il viso degli spettatori e quello dei giocatori sarebbe stato segnato da un’unica espressione di terrore. Gli uni rimarcando sdegnati la deriva raggiunta nell’incontrollabile crescendo della violenza negli stadi, gli altri facendosela addosso.

Clicca per ingrandireInvece no. Pubblico, giocatori, perfino quel cornuto dell’arbitro, tutti cominciano a ridere e ad incitare quel torello fuoriprogramma, in grado di velocizzare quel gioco prevedibile e noioso.

Lì ho capito tutto. Abbiamo esportato dribbling cinematografici, e su di essi abbiamo messo magliette sgargianti e firmate, e su di esse scritte che pubblicizzano bevande dal gusto moderno e internazionale, e dietro di esse un mondo prima sconosciuto di fotografie in prima pagina. Ma le regole no.
Clicca per ingrandireQui le regole sono altre. E dobbiamo ancora capire. E dobbiamo ancora adattarci, studiare una tattica che ci permetta di vincere, con le regole loro, che le nostre, qui, non servono.

Quando torno ti racconto tutto, un abbraccio.

Xai-Xai, Mozambico, giugno 1998